Transito del personale della Polizia di Stato nei ruoli dell’Amministrazione Civile dell’Interno
2026 – Anno della Tenacia
Transito del personale della Polizia di Stato nei ruoli dell’Amministrazione Civile dell’Interno
Periodicamente si ripropone il tema del transito del personale della Polizia di Stato dichiarato inidoneo al servizio nei ruoli dell’Amministrazione civile dell’interno. Un tema che non può essere affrontato come una semplice pratica burocratica, perché riguarda persone, diritti, tutele economiche e la tenuta complessiva degli uffici dell’Amministrazione.
Nel corso della riunione nazionale svoltasi ieri, in vista dell’imminente provvedimento che il Ministro si appresta ad adottare su questa procedura, è emersa ancora una volta la necessità di cambiare approccio.
Il transito è una facoltà riconosciuta al dipendente della Polizia per ridefinire il proprio percorso lavorativo senza subire penalizzazioni sul piano retributivo e contributivo.
L’ingresso di personale che può essere impiegato, sia pure in sovrannumero, nelle tante sedi in sofferenza rappresenta un valore aggiunto concreto, soprattutto in uffici che da anni lavorano in condizioni di grave carenza di organico, tenendo presente che, in molti casi, il personale transitato conosce già le attività, le procedure e le responsabilità connesse al lavoro da svolgere.
Il problema irrisolto, però, resta sempre lo stesso: il passaggio del solo trattamento stipendiale non basta. Dopo tutti questi anni, continua a mancare il trasferimento dell’intero pacchetto retributivo del dipendente, comprese le indennità accessorie. In concreto, questo significa che le somme accessorie (FESI) stanziate per quel personale nel Dipartimento della Pubblica Sicurezza non seguono il lavoratore, ma restano altrove, mentre il relativo costo continua a gravare sul fondo dell’Amministrazione Civile (FRD). È una stortura che non può più essere tollerata.
Questa impostazione, oltre a essere iniqua, contrasta con gli orientamenti giurisprudenziali che escludono che il transito configuri una nuova assunzione. Se non si tratta di una nuova assunzione, allora anche tutta la parte economica accessoria deve accompagnare il personale. È una questione di coerenza amministrativa, ma soprattutto di correttezza e giustizia.
Per questo Confintesa FP ha chiesto con fermezza all’Amministrazione un intervento immediato e concreto, capace di tradursi in una modifica legislativa analoga a quella già prevista nel Ministero della Difesa. In quel comparto, l’art. 1805-bis del Codice dell’ordinamento militare prevede infatti il versamento al fondo del personale civile di un importo corrispondente alla quota media pro capite delle risorse strutturali dei fondi per l’efficienza dei servizi istituzionali per ciascun militare transitato.
L’Amministrazione ha confermato che, allo stato attuale, il transito del personale ex Polizia di Stato non comporta il trasferimento della parte accessoria e che, pertanto, questo personale continua a gravare sul fondo esistente dell’Amministrazione Civile. Il Prefetto Iorio in chiusura dei lavori, ha comunicato che sarà riattivata al più presto la procedura per tentare di adottare una norma analoga a quella prevista nella Difesa.
Prendiamo atto dell’impegno annunciato, ma per Confintesa FP non bastano più dichiarazioni di principio. Occorrono atti concreti, tempi certi e la volontà politica di sanare una disparità che si trascina da troppo tempo. Continueremo a seguire questa vicenda con determinazione, vigilando senza arretrare di un passo nella tutela della nostra categoria.
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